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Descrizione

Cliente: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Location: Roma – Piazza Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster
Scultore: Maestro Giuseppe Spagnulo
Progetto dell’opera: Arch. Lucio Agazzi – Arch. Maurizio Costacurta
Anno di completamento
: Febbraio 2008

Natura dell’opera: Appalto integrato complesso per la progettazione esecutiva e per la realizzazione del monumento ai caduti di Nassiryah

E’ stato realizzato dall’Impresa Poloni il progetto dell’Opera d’Arte e dell’insieme architettonico innalzato a Roma in memoria dei caduti di Nassiriya.

Diciannove menhir ideati dal celebre scultore milanese Giuseppe Spagnulo, e architetture ideate dagli architetti Lucio Agazzi e Nicola Agazzi di Bergamo, Maurizio Costacurta, Enrico Pocopagni, Paolo Pittaluga di Genova, Gabriele Amadori di Milano.

Diciannove il numero degli uomini colpiti, una Foresta d’acciaio (questo il titolo dell’opera) come un anelito antiretorico della vita. Diciannove blocchi di acciaio pieno forgiato, di circa otto tonnellate l’uno, verticali, contrapposti, disassati verso l’interno, in un ideale percorso, casuale, tra ogni elemento. Diciannove steli come corrosi dall’usura dei millenni, ma al tempo stesso eterni nella loro gravità.

Gli elementi scultorei del maestro Giuseppe Spagnulo, menhir che si innalzano verso il cielo, erano quanto si cercava per il progetto: nulla di enfatico che è il ricordo di Nassirya fosse fortemente allusivo, scevro da ogni retorica. La materia usata da Spagnulo e la sua arte interpretativa è perfettamente coerente alla visione dell’opera che ricercava l’elemento simbolo nella massima semplicità, privo di richiami antropomorfi o di elementi retorici”.

Anche l’architettura di Agazzi è pura ed efficace, un completamento del disegno urbano, con funzione di collegare spazi, percorsi ed opera che non fosse una semplice base, o cornice del monumento.

Un percorso ad ellisse che prende origine, assicurando continuità e degno epilogo all’ampio viale centrale al parco. Viale che parte dalla basilica ed ora termina, senza comprensibile scopo, semplicemente nei pressi del vertice del parco. L’ellisse in Travertino fa da intorno vivibile ai Menhir, il prato interno all’ellisse è tagliato in due parti uguali da un cammino, -percorso mistico- pensato in marmo nero opaco per distinguersi dall’altro marmo. Un tracciato non più curvilineo, al contrario dal disegno rigido, ad andamento segmentato, al quale si affiancano e dal quale hanno origine i Menhir stessi.

Il visitatore potrà camminare tra le steli, alcune molto ravvicinate e sentirsi parte dell’Opera, sfiorare l’acciaio corroso dei Menhir”. Un elemento di grande importanza matrice della soluzione progettuale è la facilità di fruizione degli elementi monumentali stessi, dell’uso degli spazi, della comodità della visita all’area con sedute ad esedra allineate al percorso. Una visione a 360° che assicura molteplici, orbitali punti di osservazione dell’Opera che sembrerà viva, modificando il suo disegno ad ogni diverso punto di vista.

La luce disegna ulteriormente l’insieme architettonico del monumento. Studiata dall’Artista e lightdesigner milanese Gabriele Amadori, docente al Politecnico di Milano illumina i Menhir da faretti incassati nel prato con luci rosse, viola, gialle – ad evocare il fuoco – sui lati esterni, mentre il cuore del percorso mistico sarà illuminato con una – spirituale – luce bianco candida”.

Di grande effetto quindi è anche la visione notturna dell’insieme monumentale, evidente anche da chi in auto percorre le strade laterali confluenti nei pressi dell’Opera. Il gruppo di progettazione si è diviso gli incarichi: lo scultore Giuseppe Spagnulo (opere d’arte), l’architetto Lucio Agazzi (progettazione complessiva), l’architetto Maurizio Costacurta (stesura delle documentazioni, grafica e public relation), il prof. Gabriele Amadori (progettazione dell’illuminazione), l’arch. Enrico Pocopagni (strutture di fondazione), il geom. Paolo Pittaluga (preventivi e stime), l’architetto Nicola Agazzi, (aiuto al CAD e realizzazione del plastico). Per realizzare tutte le infrastrutture sono state chiamate alcune Ditte bergamasche, di cui l’Impresa Poloni era la Capofila, che hanno aderito alla realizzazione del progetto.

Professionisti, Artisti, Imprese e Ditte bergamasche hanno lasciato nella capitale d’Italia un monumento dal segno forte e duraturo.